| STORIA
Oswaldo Paya Sardinas nasce a Cuba
il 29 febbraio 1952, sposato con Ofelia Acevedo, ha tre figli di
14,13 e 10 anni.
Durante la gioventù, la sua aperta attitudine religiosa lo
portò ad avere contrasti diretti con il regime di Fidel Castro.
Per questo motivo non è stato mai iscritto al Partito Comunista
Cubano (PCC) e all’Unione dei Giovani Comunisti (UJC). A 16
anni fu reclutato per il servizio militare obbligatorio e fu condannato
per non aver partecipato al trasferimento di un gruppo di prigionieri
politici da una prigione all’altra. Fu così inviato
all’isola de Pinos a scontare una condanna di tre anni ai
lavori forzati.
Nel 1972 iniziò gli studi all’Università de
L’Avana dove fu segnalato come “dissidente” e
di conseguenza fu espulso. Sebbene queste persecuzioni, egli continuò
come autodidatta e attraverso i corsi notturni.
Ebbe sempre difficoltà a trovare lavoro perché si
rifiutava di entrare nelle file del Partito Comunista Cubano, i
pochi impieghi che riusciva a trovare come insegnante per lezioni
di preparazione all’ Università doveva, dopo poco tempo,
abbandonarli a causa delle pressioni del regime.
Da allora Oswaldo Payà diviene un “vigilato speciale”
del regime e fu perseguitato costantemente dalle forze di sicurezza
del governo di Fidel Castro.
Durante gli anni ’80 inizia a lavorare al Ministero della
Sanità, occupazione che mantiene attualmente.
Nel 1987, fonda il”Movimiento Cristiano
Liberacion”(MCL), uno dei gruppi oppositori al regime
più importanti dell’isola.
Dopo la fondazione del MCL, Oswaldo Payà, inizia una campagna
di sensibilizzazione per la nascita di un dialogo nazionale, con
la raccolta di firme, così da convertire questa petizione
in una proposta di legge secondo l’art. 86 della Costituzione.
Ma l’11 giugno 1991, Oswaldo Payà viene aggredito nella
sua casa dalle cosiddette “brigate di risposta veloce”(organizzati
dal governo stesso). Quest’atto determina l’interruzione
della raccolta delle firme e decide di trasferirsi dai suoceri cosicché,
nel 1992, studia un piano di transizione per trasformare pacificamente
la società cubana.
Nel 1993 ricomincia il suo progetto di raccolta firme per chiedere
libere elezioni in Cuba. Nel 1996 elabora il “Progetto Varela”
che consiste nella richiesta di referendum per convertire in legge
: il diritto alla libertà di espressione, la libertà
di stampa, la libertà di associazione, il diritto dei cittadini
cubani a fare impresa (attualmente previlegio degli stranieri) modifica
della legge elettorale e’amnistia per i prigionieri politici.
Alcuni anni più tardi, con l’aiuto di altri componenti
del MCL , Oswaldo Payà comincia a raccogliere firme per convocare
elezioni generali sui diritti umani a Cuba.
Sulla base del “Progetto Varela”,
Payà riunisce la maggioranza delle organizzazioni dissidenti
dentro l’isola, pubblicando il manifesto “Tutti uniti”(“Todos
Unidos”). Per la prima volta l’opposizione cubana riesce
a riunirsi per un unico obiettivo.
Nel 2001 tutto il movimento democratico unito dell’isola riesce
a raccogliere le 10.000 firme necessarie per convertire il “Progetto
Varela” in una proposta di legge.
Il 10 maggio 2002, Payà e altri rappresentanti dei Comitati
cittadini del “Progetto Varela”, consegnano all’Asamblea
National del Poder Popular per far iniziare la discussione del “Progetto
Varela”. Il 5 luglio 2002 Fidel Castro interrompe la sessione
dell’Assemblea “per tempo indeterminato” in modo
da non far discutere il “Progetto Varela”.
La proposta pacifica di Payà, la mobilitazione dei cittadini
cubani, richiama l’attenzione internazionale verso l’isola
tantochè il Parlamento Europeo decide di assegnare, , il
“Premio Sakharov per i diritti umani”
ad Oswaldo Paya, che “rappresenta per molti cubani
di oggi, quello che Andrei Sakharov rappresentò negli anni
80 per molti cittadini sovietici: rappresenta la speranza”.
(Strasburgo,17 dicembre 2003. Pat Cox, presidente del Parlamento
Europeo).
Poi tra il 18 e il 20 marzo del 2003, mentre l’opinione pubblica
mondiale era distratta con la guerra scoppiata in Irak, il regime
di Fidel Castro fa scattare un’ondata repressiva che porta
a tre esecuzioni a morte di tre giovani “balseros” e
l’arresto di 78 cubani, tra attivisti del “Proyecto
Varela”, intellettuali, economisti, uomini di cultura. L’isola
ripiomba nel buio ancor più profondo, di colpo il regime
mostra, ancora una volta a tutto il mondo il suo vero volto. Sebbene
ben 52 aderenti del Movimento Cristiano Liberacion fossero ristretti
nelle carceri dell’isola, Oswaldo Payà consegna il
3 ottobre del 2003 ben 14.384 firme di cittadini cubani in appoggio
al “Proyecto Varela”, così oltre 25.000 persone,
sfidando il regime di Castro hanno chiesto l’indizione di
un referendum per un cambio democratico in Cuba .
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